L’innovazione ha le sue regole, queste regole sono state individuate, indicano le vie da seguire per arrivare a soluzioni innovative, senza dispersione di sforzi e senza affidarsi al caso.
Oggi si parla, in maniera quasi ossessiva, della necessità di innovare: innovare per battere la concorrenza dei Paesi emergenti, innovare per distinguersi dagli altri operatori, innovare per evitare la trappola della “gara al prezzo più basso”. Insomma, innovare per sopravvivere e, con un po’ di lungimiranza, per prosperare.
Ma come si fa ad innovare veramente?
Il processo di innovazione richiede notevoli risorse umane, economiche e materiali; spesso imbocca molteplici strade sperimentali tra le quali molte si rivelano infruttuose o sconvenienti. Può anche capitare che si scelga di percorrere una strada sola, apparentemente la più semplice, ma che può condurre a risultati che realmente innovativi non sono. Può anche capitare che, in un mondo dove tutti corrono verso il nuovo, l’inimmaginato, l’originale e il diversificato, qualcuno arrivi ad una soluzione che è già stata raggiunta da qualcun altro, senza che nessuno dei due lo sappia.
È evidente che il processo di individuazione e di implementazione della res nova et originalis non può essere affidato al caso e alla speranza di “imbroccare” il colpo giusto. Bisogna agire con metodo, in modo da arrivare a conclusioni poche, ma chiarissime. Come? Applicando le teorie sulla cosiddetta “innovazione sistematica”, ovverosia su un insieme di regole e metodologie che possono essere imparate ed adottate per ottimizzare e canalizzare il flusso degli sforzi fisici e mentali da fare durante un processo di creazione dell’innovazione.
L’innovazione sistematica è una corrente di pensiero (tutt’altro che filosofico, ma alquanto pragmatico) che si fonda sull’idea per cui l’innovazione non è un processo casuale o comunque frutto di intuizioni imprevedibili, ma al contrario è una sequenza di passi obbligati, controllabili e definibili in maniera scientifica.
E’ nelle diverse teorie sull’innovazione sistematica che gli esperti Bugnion hanno individuato la risposta più efficace, in particolare nella teoria TRIZ (acronimo del russo Teoriya Resheniya Izobreatatelskikh Zadatch, traducibile in italiano come Teoria per la Soluzione dei Problemi Inventivi). TRIZ si basa sull’analisi statistica di un enorme numero di brevetti industriali e sul principio per cui, indipendentemente dal campo tecnico di applicazione, un “sistema ingegneristico” tende ad evolvere, nella sua storia della tecnica, secondo regole largamente identificabili e soprattutto ripetibili ed invarianti.
Una volta identificate queste regole, il problema che sta usualmente alla base di un processo innovativo può essere analizzato e ricondotto ad una serie di possibili strategie risolutive predette e quindi impiegabili “automaticamente” per risolvere il problema stesso.
La forza di questa teoria sta quindi nel fatto che dato un qualsiasi problema nel mondo reale della progettazione o del funzionamento può essere modellizzato e quindi portato in una sorta di piano metafisico in cui TRIZ offre diversi strumenti che, impiegando come “dato di ingresso” l’astrazione appena fatta, indicano in modo automatico ed univoco una rosa molto limitata di possibili direzioni di intervento.
Ne discende, con relativa facilità ed altrettanta univocità, che il ritorno nel mondo reale, cioè l’implementazione concreta e tangibile delle possibili direzioni di intervento, risolve immediatamente sia il problema tecnico di partenza, sia il problema più ampio di trovare una vera innovazione nel campo di lavoro.
TRIZ si basa quindi su una logica, e la logica come tale è rigorosa: questa logica, costruita su una solida analisi statistico-brevettuale, porta a risultati di progettazione che costituiscono le cosiddette “innovazioni forti”: innovazioni che scavalcano il normale rateo di progresso tecnico tipico di un settore, innovazioni che non sono soluzioni di compromesso.
La metodologia TRIZ richiede preparazione, specializzazione ed esperienza ma è estremamente flessibile, sia per la varietà dei campi applicativi sia per la grande varietà di “dimensione” delle aziende e/o dei problemi che si vogliono affrontare. Essere in grado di applicarla consente di eliminare i rischi dell’innovazione “alla cieca”, raggiungere risultati sensati ed efficaci, rapidamente, con una conseguente riduzione sensibile dei costi.
Per informazioni:
Ing. Luigi Tarabbia
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© BUGNION SpA - Giugno 2011